tradimenti
Corna giapponesi - Parte 4
07.10.2025 |
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"“Mi piacerebbe molto” rispose Ayaka sentendosi sollevata tanto quanto felice “Domani andró a prendermi dei vestiti a casa”..."
Ayaka si confidò con sua cognata, le due si raccontavano sempre tutto, le raccontò come Eishi si sentisse un fallito e di come secondo lui di conseguenza doveva esserlo anche sua moglie, di come l’aveva spinta a letto con un collega, di quanto le piacesse, di come lei agli occhi del marito era diventata solo una scrofa da far rimanere incinta per compiacere il suocero, le descrisse nei minimi particolari il pene di Roberto, di quello che avevano fatto, le descrisse cosa sentiva durante gli orgasmi, e con lei cercava di stabilire come annunciare al padre che voleva lasciare il marito; assieme fantasticavano sulla vita in Europa, su cosa potesse piacere a Roberto a letto.La cognata le aveva fornito un vibratore con una cupola vibrante molto grande, due fini dildo ondulati per l’ano, le aveva detto che avrebbe dovuto accettare anche dietro se Roberto avesse voluto, se voleva conquistarlo.
Erano passati ormai tre mesi, Ayaka e Roberto continuavano ad andare a letto, uscivano assieme tenendolo nascosto al marito; Ayaka viveva come da separata in casa ed Eishi sembrava non accorgersene, ossessionato dal bisogno di gravidanza e dalla perversione di godere nel saper la moglie con altri.
Roberto vide arrivare Ayaka, trovó strano quel ritardo di 10 minuti dato che era la prima volta che accadeva, quando lei gli arrivó vicino lo abbracció in piedi in mezzo alla folla, stettero così per qualche minuto.
“Cosa succede Ayaka?”.
“Questa notte dormo da te. Scusami. Va bene?” disse lei alzandosi dall’abbraccio.
“Fino a domattina? Va bene certo”.
Ayaka era tesa, aveva avuto una furiosa discussione col marito, aveva cercato di dirgli che voleva separarsi e non voleva più tentare di rimaner incinta, anche se realmente non ci aveva mai provato, lui le aveva dato uno schiaffo preso da paura e rabbia, poi aveva pianto in ginocchio da lei.
Ayaka confessó tutto a Roberto mentre cenavano con un Ramen “Io faccio di tutto per te, tutto quello che vuoi” gli disse, aveva paura che suo padre non avrebbe accettato la sua separazione e aveva paura di ritrovarsi a scegliere fra rimanere con Eishi o rimaner sola; pensava di essere molto poco per un ragazzo europeo, lei che era uno scarto di matrimonio, e voleva mettere in chiaro che sarebbe stata disposta a tutto per provar ad avere una relazione serena con lui.
Roberto non capì subito il significato di quelle parole, spesso non capiva esattamente come s’esprimevano i giapponesi, la prese come una sorta di gioco.
“Visto che sei disposta a tutto, é da un po’ che volevo proportelo” Roberto le mostró sul cellulare il sito di una specie di rappresentazione teatrale che si teneva in un locale della zona, si trattava di shibari.
Finita la cena si recarono in questa piccola saletta, luci presenti quasi solo esclusivamente sul palco, tutt’attorno la piccola saletta aveva i tavolini stipati, i due si sedettero, ordinarono da bere e assistettero allo spettacolo.
Un uomo legava una ragazza leggermente in carne, declamava poesie e spiegazioni in giapponese che Roberto non capiva, la ragazza veniva legata ed imbavagliata con delle funi, indossava solo una gonna corta, dopo quasi 20minuti la donna era appesa alle corde, legata, girava su se stessa lentamente mentre il teatrante esibiva il piccolo seno di una seconda signora magra, i capezzoli vennero coperti con due adesivi a forma di testa di coniglietto, fra i versi poetici anche la seconda donna fu legata e adagiata al suolo.
Ayaka era rapita da quella stranezza, da quella performance, dal rossore del seno della donna appesa, fra di sé era sicura di poter reggere un trattamento come quello se Roberto gliel’avesse chiesto.
Uscirono dal locale per andar verso casa “É da un po’ che mi incuriosiva, e ho pensato che una cosa strana così ti avrebbe distratto da quello che ti é successo”.
Ayaka visualizzava ancora quel seno schiacciatissimo nelle corde e a sentir quelle parole ricordó lo schiaffo ricevuto, prese sottobraccio Roberto.
Arrivati all’appartamento Ayaka non permise a Roberto di aiutarla a preparare il futon; lo fece sedere sulla coperta e gli disse “perdonami ma non ho portato una corda”.
Roberto sorrise divertito e non capì che lei era molto seria; Ayaka aprì il secondo suo borsone ed estrasse un grande vibratore bianco a cupola sistemandolo con cura sul futon, a fianco ci mise due dildo fini ed ondulati uno corto ed uno piuttosto lungo, estrasse poi un frustino nero ed un cerchiello con due orecchie bianche da coniglio.
Roberto rimase colpito e non ebbe il tempo di dir nulla, la guardó svanire dentro il piccolo bagno.
Davanti allo specchio Ayaka si mise nuda, si toccó un seno e provò a stringerlo, faceva male.
Passò la mano sulla fica, si voltó e si guardò il sedere, pensò di essere una bella donna ma di non essere all’altezza di una donna europea con quegli occhi giganti e un carattere solare.
Il piano di Ayaka era semplice: dimostrare che a letto lei avrebbe dato di tutto, il giorno dopo gli avrebbe preparato la colazione, il pranzo da portar via e sistemato casa da cima a fondo per dimostrargli che era una perfetta donna di casa e gli avrebbe chiesto di rimaner lì a vivere con lui e di aver una relazione ufficiale.
Roberto la guardò uscire dal bagno e fermarsi in piedi di fronte a lui, Ayaka indossava un corpetto di latex nero che teneva molto all’insù il seno, sotto un nodo fatto solo di cinghie di cuoio nero che, passando attorno alle cosce e alla vita, lasciavano nudi sedere e fica.
Ayaka si mise in ginocchio e abbassò la testa fino a mettere la fronte sulla coperta “Io posso essere sempre così per te se vuoi”.
Roberto lo prese come un gioco di letto e non capiva la paura di Ayaka di venir scaricata da lui e da non venir accettata come compagna; lui le fece risollevare la testa e si baciarono inginocchiati a lungo.
“Cosa sono questi?” chiese Roberto indicando le due stecche di plastica ondulate; Ayaka prese il cerchiello con le orecchie da coniglio e se lo sistemó in testa; rimanendo inginocchiata si voltó dando le spalle a Roberto, abbassó le spalle e sollevó il sedere, Roberto capì.
“Non credevo ti piacesse” Roberto prese l’oggetto ondulato più corto, era a punta; lo posizionó sull’ano di pelle leggermente scura, appoggió la punta e spinse lentamente dentro.
Ayaka tenne gli occhi chiusi ed i suoi pugni strinsero la stoffa della coperta, sua cognata l’aveva messa in guardia sul sesso anale, sapeva da lei che le prime volte sarebbe stato solo dolore, e quell’oggetto stava entrando, ma non fece male, entró piano e diede un leggero fastidio ma nulla di che, rilassó i muscoli di spalle e mani e aprì gli occhi, sentì qualcosa dentro di sè, nel suo basso intestino ed inizó sentirlo ritirarsi.
Roberto lo estrasse con molta lentezza, vide le curve di lattice uscire dilatando il bordo del buchino; Ayaka spalancó gli occhi, sentì un solletico interno e un forte stimolo all’ano, le sembró una tortura di piacere, quando il pezzo uscì del tutto si alzó e scappò in bagno a orinare, sentì i getti d’acqua che la ripulivano e solo allora il suo cuore rallentó.
Quando uscì i due si guardarono e si misero a ridere, lei ritornó nella posizione di prima e riaccolse nel sedere quel gioco di lattice; la seconda volta per lei fu ancora più piacevole.
Robertò guardò il sedere tenuto rivolto in alto, dal buco fuoriusciva solo una piccola porzione di lattice rosso, Ayaka mugoló di piacere, lui si spoglió e prese in mano la sua erezione ed iniziò a menarsi il cazzo mentre l’altra mano con lentezza estrasse dall’ano della donna quell’oggetto di piacere.
Senza smettere di masturbarsi prese l’altro oggetto, lo stesso solo più lungo e alla base più largo, lo spinse dentro piano, per ogni onda di lattice che spariva Ayaka diede un piccolo respiro.
“Fermo” disse lei, sentì quella stecca dentro il sedere, le sembró fosse troppo dentro e la pelle dell’ano iniziava a tirare.
Roberto eccitatissimo guardava quel sedere con un pezzo di lattice che fuoriusciva, era la parte più larga, l’ano sembrava leggermente aperto e le labbra della fica erano visibilmente lucide di umori.
“Non lo togli?” chiese lei che voleva quel lieve fastidio finisse ma soprattutto voleva ancora sentir quella sensazione di piacere che le dava l’estrazione.
Roberto tirò e fece uscire solo due pieghe di lattice “Riesci a spingerlo fuori?”; Ayaka non riflettè, alla richiesta contrasse i muscoli dell’ano e cercó di spingere fuori l’oggetto; Roberto notó lo sforzo e tirò appena l’oggetto prese a scivolare fuori da solo fino a cadere a terra in un forte sospiro di piacere.
Ayaka subito guardò dietro di sé, per un attimo le era parso di essersela fatta addosso; guardó Roberto con in cazzo in mano che si masturbava, si sporse verso di lui e gli levó via la mano, con le sue mani prese delicatamente le palle che iniziò a massaggiare.
“Ci devo pensare io” gli disse mentre teneva il suo viso a pochi centimetri dal cazzo di Roberto che iniziava ad ansimare di piacere.
“Ci posso pensare sempre io a te; se fossi la tua donna penserei io ad ogni cosa, a farti star bene e a vivere bene”.
Roberto mise la mano sul sedere di Ayaka, passò il suo indice fra le sue natiche “Ayaka, parli sul serio? Vorresti una vera relazione con me anche se sei sposata?” entrambi sapevano che quella domanda si riferiva alla situazione famigliare di lei.
“Prima penso a te, poi parliamo” Ayaka prese a manipolare le palle di Roberto con le dita, non lo aveva mai fatto ma lui stava quasi ululando di piacere, sentì la sua mano sul sedere e un dito che si introduceva nel suo ano, gemette di puro piace.
Ayaka afferrò il cazzo e scoprì quanto più possibile la cappella, lo teneva in pugno mentre con l’altra mano sfregava le palle, sentiva il suo sedere arpionato con un dito infilato fino in fondo, Roberto gemette di piacere e lei lo ascoltó urlare mentre guardava i tre potenti schizzi di sperma caderle sul braccio; Roberto ancora ansimava mentre lei guardó quella grande macchia di sperma sul suo avambraccio, sua cognata le aveva detto di leccare ed ingoiare lo sperma, che agli uomini piace da morire, ma a lei l’idea faceva schifo, non voleva assaggiarlo ma doveva, portó l’avambraccio vicino alla bocca mollando il cazzo di Roberto, aveva un odore strano lo sperma.
Roberto notò l’espressione sul viso di Ayaka, non capì perché volesse mangiar le schizzate dato che evidentemente era schifata “Come lo usi quello?” le chiese indicando il vibratore per distrarla.
Ayaka non l’aveva mai usato ma non voleva darlo a vedere, lo prese in mano e premette l’interruttore e inizió la forte vibrazione; la vibrazione fu potente, la sentì tenendola in mano.
Ayaka era determinata a dimostrare che poteva soddisfare ogni suo desiderio, si mise seduta, allargò le gambe e premette la testa vibrante alle sue grandi labbra; avvertì immediatamente un continuo solletico interno poi avvertì lo stimolo al clitoride, sentiva il bisogno di alzarsi in piedi ma non poteva farlo e il clitoride diventava via via più sensibile e il piacere sempre più grande.
Roberto osservó la scena eccitatissimo, voleva penetrarla e star dentro di lei ma lo spettacolo osceno era qualcosa di insolito.
Roberto prese dalle mani di Ayaka il vibratore, i gridolini smisero.
“Ho un’idea. Prova a girarti”.
Ayaka si stese a terra a pancia in giù, Roberto prese le stecche di lattice e piano le reinfilò nello stretto ano, Ayakà sospirò di piacere.
Roberto osservò i pezzi di lattice che fuoriuscivano dal sedere, ci avvicinò il vibratore e li toccó, si sentì il suono delle due plastiche che vibratono una contro l’altra, Roberto mantenne il vibratore attaccato lì mentre Ayaka iniziò ad urlare.
L’orgasmo era immenso e non capiva se provenisse dalla sua fica o dal suo sedere; Ayaka urló e Roberto quasi si spaventó ma non si fermò, aveva visto la mano di Ayaka cercare il proprio seno, capì che godeva, spostò il vibratore e lo premette a dividere le grandi labbra; Ayaka si stese a terra gemendo, allungó la mano dietro di sè e levò via le stecche infilate nel suo sedere, non ci riuscì completamente perché la mano perse di forza mentre veniva nuovamente.
Ayaka si stese a pancia in su; Roberto spense la vibrazione, aveva capito che raggiunta una certa soglia Ayaka voleva smettere, la guardó in quello strano corpetto, aveva voglia di scoparla e di baciarla.
Ayaka si risollevó di colpo, sembró come essersi svegliata di soprassalto, palpeggió la coperta de futon e la sentì bagnata dai suoi umori, inizió una lunga sfilza di scuse mentre cambiava la coperta e mentre Roberto la guardava divertito, si stesero nudi e spensero le luci.
“Domani sera te ne torni a casa? T’ha dato uno schiaffo. Perché non rimani qui con me? Stiamo stretti ma… é da un bel po’ che ci frequentiamo”.
“Mi piacerebbe molto” rispose Ayaka sentendosi sollevata tanto quanto felice “Domani andró a prendermi dei vestiti a casa”.
“Andiamoci dopo lavoro così ti accompagno, non voglio che lo incontri da sola”.
“Va bene” disse semplicemente Ayaka rinchiudendosi nei suoi pensieri di delusione e rabbia contro l’ormai ex Marito.
Roberto non capì cosa si fossero detti, ma capì che Eishi era in preda alla disperazione e l’aveva supplicata probabilmente di non lasciarlo; Ayaka riempiva le sue due valige di vestiti, rispondendo in maniera fredda ad Eishi con un’espressione arrabbiata, dentro di sé era furiosa dato che l’ex marito ancora la supplicava di aver un figlio da Roberto, dato che non s’era minimamente scusato dello schiaffo, dato che desiderava solo compiacere il padre usandola come partoriente.
Roberto prese le valige e uscì con Ayaka dall’appartamento, appena fuori Ayaka gli spiegó irritata cosa s’erano detti; Roberto pensó che Eishi gli avrebbe fatto pena lì inginocchiato a terra se non le avesse dato quello schiaffo, Ayaka stava per aprire il cancelletto.
“Se sei così tanto arrabbiata con lui perché non lo colpisci pure tu?” le chiese.
“Non posso picchiarlo”.
“Non a botte. Intendo umiliarlo. Gli hai inviato quelle foto, i video, torniamo dentro, facciamogli vedere come godi, mostragli quanto sia stato un uomo inutile”.
Ayaka stupita strabuzzó gli occhi ma l’idea di umiliare chi l’aveva picchiata la soddisfaceva; Roberto continuó “Entriamo, ti faccio godere davanti a lui, con la mano e con la bocca, come lui non voleva. Che veda quanto piacere sai provare”.
“No” disse Ayaka.
“Va bene, andiamo. Forse é troppo”.
“No: facciamolo, ma io faccio godere te, a lui non importa che io provi piacere, lui invidia te” i due si guardarono cercando l’uno nell’altra il coraggio di farlo, Ayaka fece per riaprire la porta.
“Aspetta, e se poi mi agito lì dentro? Sarebbe un disastro” Roberto prese Ayaka per mano e la portò dietro le mensole con i vasi di piante dietro il muro in modo che dalla strada non li notasseró, le accarezzó il sedere sopra i pantaloni; lei inizió ad armeggiare coi bottoni per aprir i pantaloni ed infilarci la mano, lo afferró, cercó di muovere la mano anche se a fatica dentro la stoffa ma in pochi secondi sentì l’erezione completarsi e guardò Roberta, ad entrambi scappò una risatina, lei si inginocchió, aprì la bocca e lo inghiottì; mosse la testa Piano avanti ed indietro tenendo la bocca spalancata, ungendo il cazzo ritto; risistemarono i jeans e rientrarono in casa.
Eishi era seduto in cucina a commiserarsi e quando li vide entrare si alzó subito e riprese con le scuse e la tiritera del figlio.
Roberto ascoltó quelle parole in giapponese, capiva poco, vedeva quanto Ayaka si comportasse in maniera autoritaria; Eishi si rimise seduto sulla sedia in sala, Ayaka prese per mano Roberto, lo portó davanti ad Eishi, slacció i jeans abbassandoli alle ginocchia e afferó la base del cazzo eretto dicendo qualcosa ad Eishi che ancora Roberto non capì, notó quanto Eishi si fosse depresso e sembrava sull’orlo del pianto e sentì la mano di Ayaka iniziare una sega velocemente.
Roberto gemeva di piacere esagerando un po’, Ayaka continuó a rimproverare l’ex marito che sembró quasi catatonico;
Ayaka sentiva la furia repressa verso il marito e l’eccitazione di quella situazione strana, pensó che finalmente aveva qualcosa da raccontare alla cognata che lei non aveva giá provato; riviveva quel forte schiaffo e muoveva la mano velocemente ascoltando eccitata i gemiti di Roberto.
Eishi osservó la mano della moglie alle prese con quello che a lui pareva enorme, che lui non avrebbe mai avuto, capì che la sua ex era eccitata e che per lui ogni speranza era persa, guardò Ayaka muovere forte la mano respirando a pochi centimetri dalla cappella.
Roberto esagerò un po’ i suoi gemiti anche se era in preda ad un forte e strano piacere, l’idea che qualcuno li stesse guardando esaltava il piacere; prese la mano libera di Ayaka e se la portó alla cappella, lei lo fissó dal basso senza fermare il movimento di mano e sentì lo sperma colpirle il palmo, Ayaka si sentì sollevare in piedi e Roberto le aprì il bottone dei pantaloni, era in piedi di fronte ad Eishi che guardava la scena affranto.
Roberto abbassò le mutandine di lei di poco, le prese la mano imbrattata e gliela mise fra le cosce, Ayaka si spalmò lo sperma sulle grandi labbra ed infiló appena la punta dell’indice “Vogliamo iniziare a cercare d’aver un figlio” mentì al suo ex marito “fino ad ora non c’abbiamo mai provato”; i due si risistemarono i pantaloni ed uscirono di casa divertiti ed eccitati.
Seduta in treno Ayaka non teneva ferme le cosce, le strofinava, sentì l’umido dello sperma nelle sue mutandine, lo stato d’eccitazione non l’abbandonó fino al bagno serale.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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